ROMILIA BIKE TRAIL L’ARRIVO

Qualche giorno fà ci ha contattati Daniele Bifulco, per chi non lo conoscesse è l’organizatore del Lazio Trail e owner di Passione a pedali, azienda specializzata in tour guidati in bicicletta. Daniele ci ha inviato una bella descrizione del Romilia Bike Trail ed il suo racconto della prima edizione che si è svolta nel’autunno 2020. Potete leggere la prima parte del racconto qui e la seconda qui.


Prima di lasciare la parola a Daniele vi ricordiamo che Pedalirurali è uno dei principali siti di riferimento per quanto rigurarda il ciclismo di avventura in Italia. All’interno del sito potete trovare il calendario di tutti gli eventi trail. Inoltre abbiamo da questo anno una nuova sezione con i percorsi permanenti e per finire il nostro blog, con i vostri ed i nostri racconti ed i vari approfondimenti.


Verso la gloria

Mi fermo nuovamente ad un bar per fare scorta di cibo e mentre sistemo le cose nelle borse, mi chiama Marco che mi dice di incontrarci sul Monte Busca per scttare qualche foto.

 Lo trovo puntuale con macchina fotografica a bordo strada e, vista l’ora, decido di concedermi una lunga sosta cibo mangiando dei ravioli ai porcini strepitosi assieme a Marco presso il “Ristorante Albergo Monte Busca”. Il cibo mi dà la carica per affrontare la gelida discesa, ma prima di completarla non posso mancare il Vulcano di Monte Busca, il vulcano più piccolo d’Italia, una fontana ardente di metano attiva da prima del XVI secolo chiamata erroneamente “vulcano”. Dopo le foto di rito continuo la discesa un po’ più riscaldato.

Attraverso borghi immersi in vallate e scalo colline. Arrivo a Borello ormai  deciso a chiudere in nottata il trail e quindi mi fermo per l’ultima sosta per far scorta di cibo al supermercato e ritrovare la concentrazione per andare avanti. Le salite  si fanno ripide sempre più, sembra una maledizione, ma son sicuro che è anche la stanchezza, ancora non ho dormito tranne qualche micro sonno.

Vento in faccia

Un vento tremendo si alza e rischio di cadere spinto dalla forza di Eolo, devo camminare e mettermi indosso tutti gli strati che ho con me e coprire le orecchie, la notte ormai è scesa e resto, come spesso mi capita, affascinato dalla potenza della natura.

Parlo col vento cerco di farmelo amico, chiedo permesso di poter avanzare. Arrivo a Montetiffi convinto di aver scalato l’ultima salita del trail; ma avevo fatto un errore, non avevo contato il borgo di San Leo. Scendo a valle nel piccolo Borgo di Secchiano e da qua inizia la ripida salita a San Leo che appare lontano in cima, un faro nel buio.

Le ultime difficoltà

Arrivo al borgo e divoro alcuni Nutella biscuit, nei momenti di difficoltà mi do sempre un premio culinario da gustarmi alla fine delle fatiche. Entro nel borgo che da lontano sembrava bellissimo e che da dentro diventa meraviglioso, dovrò tornarci con calma. “E’ fatta !!!”, penso, “ora si scende e poi tutta pianura fino al mare” ma, invece, la discesa verso San Marino non è così agevole, ancora sentieri e leggere risalite…”maledetti organizzatori di trail … ne so qualcosa”.

Arrivo a valle carico a mille ma … ora inizia la parte mentalmente più dura, la pianura finale, spingo sui pedali, cerco di non guardare il GPS, canto ma niente i chilometri non passano.

Arrivo a Rimini, e una folla di ragazzi mi avvolge devo fare qualche taglia e cuci di traccia nel centro per poter passare senza farmi male e fare male a qualcuno, sembra che qua il virus non esista.

Ed eccoli gli ultimi chilometri da Rimini a Riccione ed ecco finalmente Marco e Stefano che mi aspettano sorridenti all’arrivo, con la mia meritata “Birra Romilia”.

Sono le 1:00 del mattino e non mi ero portato nulla per dormire, provvidenziale arriva Marco che ha con sé sacco pelo e materassino, mi sistemo sotto una tettoia dello stabilimento balneare per proteggermi dall’umidità e crollo in un sonno profondo.

Conclusione

Un trail che consiglio veramente a tutti proprio perché dà la possibilità di scoprire dei posti meravigliosi. La scelta dei percorsi, a cui quest’anno si aggiunge un terzo per bici gravel, chiamato ” In Tlà Gèra”, sempre in dialetto bolognese, letteralmente, “nella ghiaia”, è fatta in modo da non scontentare nessuno, alternando parti semplici e parti più impegnative, restando sempre godibile e pedalabile.

Un vero viaggio nella cultura e le tradizioni di questa parte d’Italia.

Alla prossima, Daniele.


La terza parte ed ultima parte di questo bellissimo racconto termina qui, un grazie a Daniele per aver condiviso con noi questa fantatica avventura.

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