ROMILIA BIKE TRAIL 2020

Qualche giorno fà ci ha contattati Daniele Bifulco, per chi non lo conoscesse è l’organizatore del Lazio Trail e owner di Passione a pedali, azienda specializzata in tour guidati in bicicletta. Daniele ci ha inviato una bella descrizione del Romilia Bike Trail ed il suo racconto della prima edizione che si è svolta nel’autunno 2020.


Prima di lasciare la parola a Daniele vi ricordiamo che Pedalirurali è uno dei principali siti di riferimento per quanto rigurarda il ciclismo di avventura in Italia. All’interno del sito potete trovare il calendario di tutti gli eventi trail. Inoltre abbiamo da questo anno una nuova sezione con i percorsi permanenti e per finire il nostro blog, con i vostri ed i nostri racconti ed i vari approfondimenti.


Un viaggio nell’Emilia dei Borghi

Conosco da anni Marco Piedichebrucia Venezia, rodato bikepacker del panorama italiano. Il nostro incontro avvenne a Roma all’interno di un affollato TopBike Rental & Tours, agenzia di tour in bici per cui lavoravo come guida. Marco era là con Valeria, la sua compagna di vita e pedalate, per partecipare assieme a me e ad altri bikers provenienti da tutta Europa e Stati Uniti alla prima epica edizione dell’Italy Divide.

Da tempo volevo partecipare ad un evento in Emilia-Romagna, regione che conosco poco dal punto di vista ciclistico. Quando Marco mi ha detto che stava organizzando un evento assieme all’amico Stefano Romualdi, noto bikepacker italiano per due anni consecutivi finisher alla mitica Tour Divide Race, non potevo farmi scappare l’occasione.

Il trail

La cosa che mi ha da subito colpito dell’evento di Stefano e Marco è il rimarcare le loro origini sin dalla scelta dei nomi dei percorsi. In perfetto dialetto bolognese, “A baluus” e “In pollegio”, scelta originale in un mondo che va sempre più verso l’utilizzo di termini anglosassoni. “A baluus”, se non ricordo male, significa “in abbondanza, molto, tanta roba” ed è infatti il percorso più duro. “In polleggio” invece significa “relax, rilassamento, cazzeggio” ad indicare il percorso più semplice.

L’ottimizazione per le E-bike

 Alla base, comunque, c’è l’idea di rendere i percorsi percorribili con e-bike evitando quindi tratti di portage o zone che, con pioggia e fango, possano rendere troppo ardua la percorrenza in e-bike. L’evento, infatti, è stato, da prima, pensato per e-bike senza preclude la partecipazione di bici classiche. Due partenze distinte, mattina e-bike e sera bike muscolari.

Il percorso

Dando un’occhiata alla traccia, che misura 377 km per 7000 mt di dislivello, si nota che i percorsi cercano di far scoprire borghi e paesaggi naturalistici particolari dell’entroterra emiliano. Da Bologna fino al mare di Riccione. Per concludere, entrambi i percorsi hanno in comune alcuni passaggi e il fondamentale check point “magnereccio” a Medicina, pianificato originariamente presso il Comune del paese che per i soliti motivi legati al corona virus verrà organizzato presso l’area esterna all’officina di Stefano.

Ma come è bello andare in giro per i colli bolognesi…

Dopo alcune interminabili ore trascorse sui regionali arrivo alla stazione di Bologna dove incontro subito Barbara Brandi, biker marchigiana presente anche al Lazio Trail, ed insieme ci dirigiamo al punto di partenza accanto al Parco della Montagnola. Piccola digressione, Bologna è la città dove ho trascorso anche un breve un pezzo della mia vita quando, allora diciottenne, decisi di studiare ingegneria nella città dei portici, in verità il motivo della scelta era perché “Bolo” nei 90 e primi 2000 era una sorta di Mecca dell’hip hop e in generale delle culture alternative, quindi, vista la mia motivazione principe, gli studi finirono dopo pochi mesi. La città non ha bisogno di troppe presentazioni, Piazza Maggiore, i succitati portici, la Torre degli Asinelli, i famosi colli bolognesi.

 I preparativi

Alle 19 iniziano i preparativi, resi più lunghi a causa delle misure per evitare il contagio da Covid-19 e la distribuzione dei “pacchi gara” una utilissima e bellissima maglia tecnica della Aepica e grissini e salamella locale. Incontro tanti amici di Trail: Marcello Orso Corazza, Alessandra Bussoli, Diego Buoso, Francesca Roni, Andrea Marino, Marco Broccoli e ovviamente Valeria Giardino, la compagna di Marco, e ovviamente altri bikers locali e no. Una bella sorpresa mi viene fatta anche dal mio amico Alessio, col quale non mi vedevo da anni, che mi viene a salutare alla partenza.

Ed eccoci qua pronti per affrontare insieme questa avventura, ognuno a suo modo, ognuno sul suo percorso.

Sono le 20 e si parte…To be continued


La prima parte di questo bellissimo racconto termina qui, la prossima settimana ripartiremo proprio dalla partenza di questo trail e viaggieremo con Daniele attraverso i prodotti D.O.P. dei check point, i murales di Dozza e i castelli Emiliani.

Prima di darvi appuntamento alla prossima settimana vi invitiamo a seguire la nostra pagina facebook e lasciare un like; scriveteci tramite la sezione About e soprattutto fate un salto nel nostro fantastico shop


Folletti a Pedali

Mentre navigavo nelle pagine più oscure del Bike-WEB ho letto un annucio che mi ha incuriosito tantissimo.

L’annuncio:

Apriamo la porta di #casafolletti ad un ciclismo che avanza, dove per l’agonismo non c’è spazio, fatto di sognatori e viaggiatori che hanno molto da condividere come la passione per le lunghe distanze, i territori, i paesaggi, le emozioni, i profumi, le notti, le stelle l’aria in faccia senza pensieri, senza lo stress di un cronometro che scorre. Cerchiamo te: sognatore con la passione per viaggiare, che tu sia alle prime armi, o un navigato cicloviaggiatore.Consci che lo scambio di esperienze sarà arricchente perché #follettiavventura e #follettiverdi saranno le due facce della stessa medaglia, la bici è una: 4 tubi e 2 ruote, che si chiami Road, gravel, mtb, l’importante è l’amore in quello che si esprime lontani da cliché.

Folletti Verdi

La curiosità

la prima domanda che mi son fatto è stata: chi sono i folletti verdi e soprattutto, perchè i folletti vanno in bici? Nella mia mente turbinavano le immagini di pazzi scalmanati con i cappelli a punta che si divertivano sulle due ruote. Invece, ho scoperto dei pazzi scalmanati che, senza cappello a punta, si divertono sulle due ruote e lo fanno anche con grandi risultati.

L’unico modo per conoscergli meglio è stato quello di contattarli, scambiare quattro chiacchiere e provare a buttare giù qualche domanda per una intervista.

Abbiamo quindi fatto quattro chiacchiere con Sarah Cinquini #LAMAMMAVOLANTE e Roberto Dell’Oste #ilcapitano.


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L’intervista

Ciao Roberto, ci raccontati chi sono i folletti verdi e come sono nati?

Ciao Alessandro, lascimi prima aprire una piccola parentesi, ciclisticamente parlando io sono nato con il glorioso team MIANE BIKE ed ho partecipato attivamente nell’organizzazione della granfondo prosecchissima. Nel 2011 ho partecipato alle mie prime 24h in mountain bike categoria solitari, allontanandomi così dal mondo xc e granfondo. Fu così che iniziai ad appassionarmi al ciclismo endurance.

In questa tipologia di gare, in quegli anni il team di riferimento era il Nuvolera Bike, una squadra unicamente dedicata alle gare 24h mtb categoria solitari, un bellissimo gruppo, unito e pronto ad aiutarsi reciprocamente.

Dai Roberto arriviamo al sodo, siamo solo alla prima domanda…

La volontà di istituire un team come il Nuvolera era forte, mi mancava un socio, qualcuno con esperienza che mi aiutasse anche a trovare un pò di coraggio. La fiamma verde si è accesa il giorno in cui stavo correndo la 24h di Stevená.

Lo ricordo come fosse ieri, erano le 22.00, ed ero appena rientrato al BOX, mi fermo per salutare chi era passato a trovarmi e vedo questo ragazzo accompagnato da sua moglie che mi saluta e mi sostiene. Non sapevo chi fosse e nonostante tutto con sontuosa eleganza agonistica, lo saluto e gli dico: “scusa  puoi tenermi la bici che devo andare a fare la cacca”

Alessio Carpenè #LAMENTE oggi è un grande amico con il quale ho condiviso e realizzato il sogno di creare un team dedicato unicamente alle corse di ultra distanza su strada e mtb i Folletti verdi.

Ciao Sarah, perchè Folletti Verdi, avete per caso origini Irlandesi?

No Alessandro, l’ Irlanda non ha nulla a che vedere con il nostro nome. Il nomignolo Folletti ci è stato assegnato un pò come un soprannome.

In gara noi portiamo allegria, ci caratterizza la nostra capacità di leggerezza, riusciamo ad essere sereni anche prima di eventi che fanno tremare le gambe e non solo. Ed è proprio per questo che alle prime gare, complice anche la nuova maglia verde, quando ci vedevano arrivare ai briefing, gli altri atleti nel salutarci iniziarono a chiamarci i folletti verdi.

Una Squadra agonistica, leggera e ricca di allegria, una filosofia particolare, vi va di darci qualche dettaglio in più?

Il team nasce con lo scopo di aiutare persone “normali” nel realizzare i propri sogni ciclistici, un supporto per provare ad ampliare la propria zona di comfort. Siamo un gruppo che da sostegno, appoggio e consulenza a tutti coloro che vogliono approcciare il mondo dell’ultracycling.

Il DNA rimane agonistico, la voglia di migliorarci, di sfidare noi stessi ed il cronometro ci spinge a cercare obbiettivi sempre più sfidanti. Non trascuriamo nessun dettaglio per poter esprimere la nostra migliore performance. 

Ogni componente del team ha i propri obbiettivi, ad ogni evento corriamo da soli ma abbiamo la carica emotiva e l’aiuto psicologico e fisico di tutto il team.  Ognuno di noi ha il suo ruolo e per tutti prima o poi arriva il momento da protagonista. La parte più bella secondo noi è anche stare dietro le quinte aiutare ed essere presenti per i compagni.


Di cose da dire e raccontare sui folletti verdi ce ne sono ancora molte, siamo curiosi di conoscere qualche aneddoto divertente, di sapere quali sono le gare ale quali partecipano ed hanno partecipato, i loro piani per il 2021 e soprattutto vogliamo scoprire chi sono i #follettiavventura.

Se siete curiosi come noi, seguite la nostra pagina facebook ed il nostro blog perchè ne parleremo in uno dei nostri prossimi articoli.

Umbria Trail

Un trail che unisce due opposte filosofie, quella di Fabio, che immaginava un trail duro ricco di salite e discese impegnative, con quella di Andrea, che aveva in mente un tracciato più pedalabile.

Dalla combinazione di queste due scuole di pensiero è nato l’Umbria Trail, un percorso ad anello lungo 450 Km con circa 10.000 metri di dislivello positivo. Un trail che ha come obiettivo quello di farvi vivere un avventura alla scoperta dell’Umbria, dei suoi panorami, dei suoi borghi e dei suoi sapori.

Prima di entrare nei dettagli vediamo chi sono gli organizzatori:

Fabio Lucantoni

Un biker d’esperienza, vive a Passignano sul Trasimeno, dove inizia il trail ed è un grande appassionato di ultra cycling. Tra i suoi traguardi troviamo l’Italy coast to coast e l’HT 550.

Andrea Cottini

Ciclista Ternano, che ha trovato la sua identità nel mondo gravel, bici con la quale ha fatto diverse vacanze. Si perde spesso davanti ad una mappa immaginando e disegnando nuovi percorsi. Vuole far conoscere L’umbria da una posizione privileggiata; In sella ad una bicicletta.

Nel 2020 si è svolta la prima edizione scopriamo come è andata:

Sicuramente Fabio e Andrea quando hanno iniziato a visualizzare questo evento non avrebbero mai pensato di dover fare i conti anche con una pandemia globale, che ha visto diversi eventi legati al mondo bikepacking essere annullati o posticipati. Nonostante tutto e, grazie ad un organizzazione pensata nei minimi dettagli il 19 Settembre ben novantatre fortunati ciclisti sono partiti per questa fantastica avventura.

Vi riportiamo una nota, che condividiamo in pieno, del comunicato stampa che hanno diramato per rassicurare tutti i partecipanti:

“Il cicloturismo può essere una delle vie di fuga dalla pandemia. La sua vocazione al distanziamento interpersonale consente di poter fare una vacanza itinerante in sicurezza ed a contatto con la natura. L’Umbria, una delle regioni meno colpite dal Covid-19, deve sfruttare tutto ciò per ripartire, favorendo il turismo di prossimità ma divenendo anche attrattiva per chi proviene da altre regioni”

Cerchiamo di scoprire qualcosa di più sul percorso:

La scoperta del territorio Umbro non poteva che partire dalle sponde di uno dei suoi laghi, il Trasimeno e farvi ritorno per bere la consueta birra che sancisce la fine del Trail. Un percorso ad anello che parte dal dalla bellissima Passignano sul Trasimeno ed attraversa altri 27 tra borghi e città di interesse storico e culturale. Ne ciatiamo alcune: Panicale, trai i borghi più vbelli d’Italia, bandiera arancione che domina il lago trasimeno dai suoi 440 metri di altitudine, Orvieto, famosa nel mondo soprattutto per il Duomo, meraviglia dell’architettura gotica europea, Narni che ha ispirato i bellissimi romanzi fantasi le cronache di Narnia, Scheggino, uno dei borghi più fotografato dai partcipanti del trail, meno noto degli altri ma non meno caratteristico e ricco di storia, e poi ancora Spoleto, Trevi, Montefalco, Bevagna, Foligno, Assisi e Perugia.

Un applicazione per la sicurezza dei partecipanti

Never Alone, un applicazione nata dall’idea di uno sviluppatore Italiano. Una volta installata ed attivata sullo smartphone, l’applicazione riconosce se siamo fermi nello stesso punto da molto tempo ed in automatico invia un sms con le coordinate gps ad un numero telefonico che abbiamo settato in precedenza.

Per concludere vogliamo lasciare spazio agli organizzatori, Fabio e Andrea che ringraziano:

Per saperne di più:

Vi inviatiamo a visitare la nostra scheda dove troverete tutte le informazioni utili ed i link ai loro canali social ed al sito internet.

Gallery:


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Lazio Trail Extreme 2° parte


Il Lazio Trail è un viaggio attraverso una delle regioni meno note e più affascinanti d’Italia, luogo di origine del grande Impero Romano.

Con partenza dal Parco degli Acquedotti di Roma, percorre antiche vie consolari, cammini di pellegrinaggio, sentieri di montagna attraverso 7 dei Borghi più Belli d’Italia, riserve naturali, laghi e boschi.

Quest’anno ha avuto luogo il 04 Luglio, nella nostra scheda trovate maggiori informazioni sui percorsi e il fantastico video di presentazione.

La scorsa settimana vi abbiamo raccontatoto la prima parte dell’avventura di Gianlugi Bellantuoni ed oggi continuiamo la nostra intervista.

Il racconto di Gianluigi Bellantuoni 2° Parte

Gianlugi ha avuto la fortuna di poter testare la traccia extreme del 2020 con una partenza anticipata.

Ciao Gianluigi eccoci di nuovo qui, ti va di raccontarci la seconda parte del tuo viaggio?

Certo molto volentieri, ripartiamo dalla settima tappa:

7ª tappa Miciliano – Corchiano km 110

È la tappa di montagna, la più alta del trail. Parto presto dopo aver fatto abbondante rifornimento d’acqua. Raggiungo il rifugio Sebastiani, ancora chiuso e svalico il passo dove inizia la parte più spettacolare del mio trail. Una giornata di sole limpido, aria frizzante, tipica delle zone di montagna, dopo giornate di maltempo, quando i venti settentrionali spazzano le nubi ed i cattivi pensieri. Qui mi sento a casa e lo sguardo spazia a 360° dall’alto di queste montagne, che nulla hanno da invidiare alle Alpi, anche se a volte, erroneamente, si è portati a considerarle di serie B.
Il percorso, tra continue salite e discese, spesso non pedalabili, è veramente molto suggestivo. Un tratto su strade bianche tra campi di grano mi riporta verso l’ultima lunga salita, che conduce all’ennesimo altopiano (ormai ho smesso di contarli). La parte più impegnativa del dislivello è fatta mi dico, ma il percorso è ancora insidioso con continui saliscendi taglia gambe e la stanchezza si fa sentire.
Nei pressi di Corchiano, a 70 km da Viterbo, decido che è il momento di fermarmi.

8ª tappa Corchiano – Bagnoregio 130km

I settanta chilometri che mi separano da Viterbo sono interminabili, fa caldo e il percorso è un continuo saliscendi, niente pianura, niente salite e discese degne di questo nome, solo strappi, secchi, snervanti. Io soffro il caldo e la gamba non gira più. Mi ricordo però che in tutta questa fatica ho attraversato dei posti bellissimi, dal parco delle Forre di Corchiano alla giungla più selvaggia, dove un torrente impetuoso scorre tra giganteschi massi preistorici. Finalmente Viterbo, dove l’amico Daniele mi aspetta con la sua compagna per salutarmi e pranzare assieme, un buon pranzo abbondante ed in ottima compagnia. Tra un piatto e l’altro scambiamo quattro chiacchiere, il tempo è passato veloce ed è già ora di ripartire. Per un lungo tratto mi accompagna Daniele, mi “tira” nei lunghi piani e mi aspetta in salita, arriva anche un temporale che mi rinfresca. I chilometri in due passano veloci, nonostante la stanchezza e i dolori vari. Mi fermo in tenda  alle 22 a Bagnoreggio a pochi chilometri da Bolsena.

9ª tappa Bolsena – Tarquinia km 140

Sulla carta dovrebbe essere la tappa più facile con poco dislivello e tanta pianura, ma dopo 700 KM tutto è possibile.
L’aspettativa di chiudere il trail in giornata mi fa dormire poco e male, quindi decido di partire presto. I primi chilometri sono un continuo saliscendi lungo le colline che circondano il lago vulcanico di Bolsena. Faccio abbondante scorta di acqua e viveri perché da questo punto non ci sarà più nulla fino all’arrivo. Il clima è decisamente cambiato, la tanto attesa estate è esplosa improvvisa. Poteva anche aspettare qualche ora! Non mi resta che soffrire, abituato ai climi freddi, pedalare in queste condizioni per me è devastante. Cerco di reagire, ma la gamba non va, i dolori si accentuano, il fondoschiena non sopporta più la sella, sono costretto a scendere ad ogni salita. Lo so, mancano pochi chilometri, ma scorrono lentamente. In lontananza la centrale, il mare, le navi da crociera ancorate a Civitavecchia, forse la meta si avvicina, continuo su strade bianche polverose e strade asfaltate poco trafficate, con vento caldo, caldissimo che a tratti mi aiuta. Finalmente le indicazioni per Tarquinia, dai che ci siamo, mi dico! Ed invece, improvvisamente la traccia gira verso l’interno, di fronte a me la rocca del castello. Comincio a temere il peggio ed a maledire Daniele. La salita è molto dura, ma breve ed il panorama ripaga dello sforzo. Ora è proprio fatta. Avviso Daniele che rischio di perdere il treno e che mi fermo direttamente alla stazione. Lo trovo là che mi aspetta coi biglietti in mano, pronto a immortalare il momento.

Grazie Gianluigi un bellissimo racconto, dacci un tuo resoconto finale, consigleresti questo trail?

È stata un’esperienza bellissima, un trail lungo, impegnativo, con tanto dislivello sentieri spesso al limite del pedalabile, tratti nella natura più selvaggia senza alcuna possibilità di ririfornimento. Il maltempo dei primi giorni ne ha esaltato le caratteristiche, scavando e trasformando i sentieri in corsi d’acqua e piste di fango. In  una parola, extreme. La traccia percorre tutto il Lazio, lungo i confini, dalla capitale, agli Appennini, al mare.
Mi godo il momento di gloria, questa volta sono veramente provato, ma felice come un finisher al Tour Divide. Non sarà un trail così blasonato, ma altrettanto bello e spettacolare.

Ringraziamenti?

Un ringraziamento Daniele Bifulco, sempre presente per qualsiasi esigenza e a tutti gli amici che mi hanno seguito virtualmente e incoraggiato in questa avventura.


Si conclude qui il racconto di questo entusiasmante viaggio, vi ricordiamo che se volete raccontrci la vostra avventura potete scriverci attraverso la sezione about oppure contattarci via facebook.

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Ride / Cook / Eat and repeat!

Oggi vi presentiamo una ricetta che ci ha inviato Mario Presi uno chef, un mtbiker, un trail runner, un escursionista, split boarder e scialpinista.

Po-lenta veloce

Morbida polenta con ragù di carote, zucchine, pomodorini, salsa di pomodoro e timo selvatico

Tempo di preparazione: 10 minuti
Tempo di cottura: 35 minuti

Equipaggiamento:

  • Tagliere piccolo e leggero
  • Piccolo coltello affilato 
  • Fornelletto a gas con bombola
  • Due pentolini

Ingredienti:

  • 300gr di polenta istantanea (più un cucchiaio di burro e 2 cucchiai di parmigiano, accuratamente avvolti in stagnola per facilitare il trasporto)
  • 1 piccola carota, affettata sottile
  • 1 zucchina media, tagliata a fette sottili – 10 pomodorini (1/4)
  • un mazzetto di timo selvatico raccolto sul sentiero –
  • 1 vasetto di salsa di pomodoro 
  • olio d’oliva, sale marino e pepe nero qb

Procedimento:

Nella pentola più piccola, mettere l’olio e le carote (che hanno un tempo di cottura maggiore), lasciate caramellare completamente, coprite con il coperchio e mescolate di tanto in tanto. Dopo qualche minuto aggiungi le zucchine, coprite con il coperchio e ripetete quanto fatto con le carote, infine aggiungete la salsa di pomodoro e il timo e fai sobbollire per 15 minuti, ricordati di mescolare ogni tanto. A questo punto aggiungere i pomodorini, e rimuovere la pentola che terremo da parte.

Usando la pentola più grande, versa due dita d’acqua e aggiungi sale q.b. e un pò di olio (non siate tirchi). Portare ad ebollizione, aggiungere la polenta e mescolare continuamente a fuoco lento. Ci vorranno solo pochi minuti e sarà pronto.

Alla fine, aggiungi il ragù di verdure, il parmigiano, il burro e mescola bene. Aggiungi un altro pò di olio e guarnire con fiori di timo.

Quindi, la prossima volta che pianifichi un’avventura sui pedali, assicurati che non manchi la “cucina selvaggia”. È più facile di quanto pensi.

Po-lenta veloce

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The White Trail

La prima volta non si scorda mai!

Il 2019 è stato l’anno della mountaibike, alla front (MTB con la sola forcella ammortizzata) si è aggiunta una bici da enduro ed alle semplici scorrazzate sui Colli Euganei o alle brevi gite nelle Dolomiti sono sopraggiunte avventure più impegnative. Inizio la ricerca di nuovi ed entusiasmanti percorsi da affrontare nel 2020 e decido di sviluppare il progetto Pedali rurali. Così mi sono ritrovato a partecipare al il mio primo trail, per la prima volta con i pedali sulla neve, spingendo la bici per più chilometri di quanti avrei mai potuto immaginare!

In Partenza

The white trail 2020

Organizzato da Maurizio di Meranobike è un percorso ad anello di 60 Km e 2000 metri di dislivello, sebbene la traccia non subisca grandi variazioni, per via delle condizioni climatiche e di innevamento; ogni anno l’evento presenta sempre caratteristiche e paesaggi diversi.

Tre volte e non una uguale all’altra.

Laura Ceccon Lacek



Mercoledì, ultimo giorno per iscriversi, decido di firmare il modulo ed inviarlo. Resto in attesa della traccia e rimango stupito quando al costo di un trail ricevo 6 tracce, corto, medio, lungo, mediofacile, a piedi e con gli sci e penso: “che super organizzazione”.

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Alle 8,30 di sabato 22 Febbraio, come previsto le condizioni meteo sono ottimali, cielo terso, temperature primaverili e vento non pervenuto. Sin da subito mi ritrovo con le ruote sulla neve e dopo meno di 10 minuti sono già fermo per sgonfiare le gomme e portarle ad una pressione consona al percorso che devo seguire. I primi chilometri infatti sono quasi tutti su pista innevata e battuta, si parte subito con una salita che dai 1600 metri di Falzeben ci porta a quota 2000, un vero e proprio battesimo di fuoco, obbligati a scendere dai pedali e spingere nei tratti più ripidi.

Il percorso procede per qualche chilometro, mantenendosi in quota con alcuni saliscendi. Sono in compagnia di Diego e Roberto e stiamo percorrendo il famoso sentiero Europeo che ci porterà fino agli omini di pietra dove ci aspetta una bellissima vista a 360° su tutto l’arco alpino.

Inizia qui la prima lunga discesa, 800 metri di dislivello che iniziano su una pista di neve battuta e proseguono su un sentiero innevato che sembra disegnato dalla redbull. Quì preso dalla foga, spingo sui pedali e volo, un bel capitombolo, per fortuna siamo tutti interi, io la bici ed il fido righello. La discesa prosegue su mulattiere misto fango e si conclude con un brevissimo tratto di asfalto.

Proseguo con in mente ben salde le parole scritte nella mail con le indicazioni:

La traccia si segue in senso orario fino all’incrocio con la strada asfaltata, dal parcheggio Schermoos verso sud invece in senso antiorario, in pratica si fa un grande 8.

Maurizio De Florian

Sono sulla strada giusta! Perchè arrivo alla chiesetta di Laverna dove mi fermo, mangio un panino e scatto una bella foto.

Chiesetta di Laverna

Riprendo la marcia in completa solitudine su strada sterrata, a dire il vero infangata, incontro diversi pedoni, tanti spaventapasseri ed un uomo a cavallo, stranamente non ci sono altre biciclette. Non mi pongo il problema, semplicemente credo di essere l’ultimo e proseguo noncurante, mentre in testa mi risuona una cantilena che segna il tempo, applicavo involontariamente una tecnica di cui avevo sentito parlare in Ready for ultra, di tanto in tanto mi fermo a scattare qualche foto.

Giochi d’ombre

Al chilometro 28 circa, vedo arrivare Laura, in direzione opposta alla mia, realizzo che qualcosa non torna, le dico che il percorso è in senso antiorario e mi fa notare che sto andando nel verso sbagliato, poco male, mi consiglia di proseguire. Qualche chilometro più in là incontro un gruppetto di sei persone, tra cui Diego e Roberto che mi invitano a tornare indietro con loro, rifiuto gentilmente (non avevo voglia di allungare di altri 8 Km), in solitaria proseguo per la mia strada fino al maso Gschnofer dove mi aspetta una buona fetta di strudel ed un caffè.

Riparto, carico di zuccheri, acqua e pieno di entusiasmo, sono a più della metà del percorso, mancano solo 1000 metri di dislivello e sono passate poco più di cinque ore. Felice ed incurante di quello che mi aspetta!

La seconda parte del percorso è la più intensa, salite che tolgono il fiato, neve molla, fango, singol track tecnici e per finire il ghiaccio.

Andiamo per ordine, mi aspettano tre salite e tre discese; la prima molto panoramica mi condurrà fino all’imbocco del sentiero K, visto il nome ti aspetteresti di trovare l’agente K che ti indica la via. La salita è impegnativa, la neve si è sciolta e le ruote slittano sul fango, quindi scendo dalla bici e spingo, incontro Roberto, che insieme a Maurizio organizza il Gran giro del Garda, con lui condividerò tutta questa l’ultima parte del trail.

La fatica

Il sentiero K non è meno impegnativo della salita, un singol track tecnico che taglia il bosco, sarebbe stato opportuno affrontarlo con le gomme chiodate.

La seconda salita è meno impegnativa, la neve fortunatamente non si è sciolta e si riesce a pedalare quasi tutta, mi fermo giusto un paio di volte per magiare e scattare qualche foto.

Giù sulla seconda discesa, una mulattiera ampia e ben innevata, sembra quasi una pista per slittini, scendiamo a tutta, fino a quando, complice il surriscaldamento, il freno posteriore perde pressione e decide di funzionare ad intermittenza. Momento di panico!

Anche il sole inizia la sua discesa, ne approfittiamo per scattare alcune foto e riorganizzarci prima dell’ultima salita. La descriverei come la scia lasciata dall’uomo ghiaccio, una lastra, che complice la stanchezza sembrava interminabile. L’abbiamo affrontata con molta pazienza e determinazione. Il tramonto intanto continua a regalare momenti suggestivi e così mi fermo ad ammirarlo, mangio l’ultimo panino seduto su una panchina e scatto una foto che scalda il cuore.

Rosso fuoco

Arrivati in cima, mentre ci prepariamo per la discesa ci raggiungono Alessandra, Gianluigi e Mara ed insieme ci addentriamo nel famoso sentiero 51. Frontali accese e bici a spinta a modi pinguino in una pista di pattinaggio sul ghiaccio.

Nota: mettete sempre nello zaino un paio di ramponcini

Scivoliamo alla meno peggio, pedaliamo per gli ultimi metri e rientriamo a Falzeben dove ci aspetta una buona birra ed una ricca cena.

Ringraziamenti:

  • Maurizio De Florian per l’organizzazione e l’ospitalità, grazie per il posto letto in camper;
  • Laura Ceccon Lacek con la quale ho condiviso il viaggio in auto, grazie della compagnia;
  • Roberto Candelieri che ha battuto traccia quando il mio telefono ha deciso di smettere di funzionare;
  • Diego Roveri per la compagnia e le foto che ha condiviso;
  • Gianluigi, Mara e Alessandra per aver condiviso l’ultima discesa e soprttutto la cena.

Pedalirurali raccoglie in un calendario i maggiori eventi di adventure cycling in Italia, ed inoltre dà la possibilità a tutti di raccontare la propria storia, un evento o un’ avventura. Scriveteci tramite la sezione About e seguiteci attraverso la nostra pagina facebook.


Facce da Trail

Panorami

Avventurieri

Una bellissima serie di racconti che iniziano nei primi anni 90, quando la maggior parte dei giovani sognavano di diventare Top Gun.

Amos ed i suoi amici esploravano i sentieri della pineta di Sinnai armati di mountain-bike dai rapporti oggi improponibili.

Primi anni 90′

13 narrazioni autobiografiche che si susseguono in ordine cronologico e raccontano le avventure di Amos, dei suoi amici e di tutti gli amanti del ciclismo d’avventura con i quali ha avuto il piacere di condividere momenti di gioia e di fatica.

Non solo un libro di racconti, è anche un dizionario Sardo-Italiano, ricco di termini dialettali come la parola “marzilloni” o detti popolari come ” a chini tocat, tocat”, non aspettatevi che vi trascriva la traduzione, per quella dovrete leggere il libro.

Veneto trail 2016

Se avete in mente di fare una traversata delle Alpi, lasciatevi ispirare dal penultimo racconto, nove tappe da Salisburgo a Vittorio Veneto, passando per i più bei rifugi delle dolomiti.

Traversata delle Alpi 2013

Se anche voi siete tra quelli dei trail e sentite spesso dire “ma chi ve lo fa a fare?” o semplicemente amate i racconti d’avventura visitate www.avventurieri.com.


Ricordiamo che pedalirurali raccoglie in un calendario i maggiori eveti di adventure cycling in Italia, ed inoltre dà la possibilità a tutti di raccontare la propria storia, un evento o un avventura, così come ha fatto Amos con il suo libro. Scriveteci tramite la sezione About e seguiteci attraverso la nostra pagina facebook.


WTF – Winter Trail Fat

Prima di parlarvi del WTF ricordiamo che pedalirurali raccoglie in un calendario i maggiori eveti di adventure cycling in Italia, ed inoltre dà la possibilità a tutti di raccontare la propria storia, un evento o un avventura, così come ha fatto Giorgio Graziani. Scriveteci tramite la sezione About e seguiteci attraverso la nostra pagina facebook.

L’Altopiano di Asiago, per la sua vasta rete di sentieri e strade ex militari risalenti al primo conflitto mondiale, si presta molto bene all’uso delle nostre amate bici “ciccione” durante la stagione corrente.

Da qui l’idea di Giorgio Graziani di Fatbike Vicenza che ha dato vita al WTF, un bike trail invernale, un lungo percorso ad anello di 120 km con 3000 metri di dislivello.

La formula è semplice: si parte in gruppo, in modalità self supported e con la traccia gps da seguire, il tempo previsto per il rientro è stabilito fino al tardo pomeriggio del giorno seguente. L’avventura si conclude con una accoglienza ed un meritato attestato di finisher.

Sabato mattina sono partiti in 30, numero volutamente esiguo per poter testare e gestire al meglio questa prima edizione, tra di loro appassionati provenienti da più regioni Italiane, ed ultratrailers internazionali.

Ognuno ha vissuto l’avventura con le sue motivazioni: chi ha corso una no-stop fino alle prime ore di domenica, affrontando le insidie del buio e del ghiaccio e chi ha voluto godere una eccezionale accoglienza “wild” in Malga o una un po’ più confortevole in rifugio.

La poca neve di questo inverno ha permesso di utilizzare l’intero percorso previsto, senza tagli o varianti, anche se il ghiaccio, presente in più tratti, ha impegnato non poco le doti di guida, sopratutto in discesa.

Queste avventure sono una sfida con se stessi, con la propria fatica, i possibili imprevisti, ed il fine è quello di concludere con soddisfazione entro il tempo prefissato.

I primi temerari, sette, tra cui due donne, sono arrivati al traguardo di notte, tra le 21.30 di sabato e le 03.00 di domenica; poi, dalle 13.00 alle 18.00 sono arrivati i restanti che avevano scelto di fermarsi per la notte.

Tutti sono stati accolti con bevande e ristoro, il fantastico pacco gara con i gadget offerti dagli sponsor, ed un bel locale caldo dove riscaldarsi e fare una doccia.

Giorgio ci racconta che per la buona riuscita di questo evento è stato fondamentale il supporto dello staff del bike hotel Col del Sole, luogo di partenza ed arrivo, del rifugio Bar Alpino e della malga Foraoro per i pernottamenti ed i ristori, della Vap Cycling di Renzo Fornaro, amico e sponsor, che ha fornito materiale tecnico all’interno del pacco gara.

L’appuntamento è già fissato per il 6 e 7 febbraio 2021 con un nuovo emozionante percorso e nuove sorprese!

Un rigraziamento va a tutti i partecipanti ed agli organizzatori!

Non solo Bikenight Bolzano-Villabassa

Riposo prima della partenza

Un Week-end all’insegna del bikepacking, la partenza è all’alba di Sabato 14 Settembre dalla stazione di Padova,prendo il regionale per Verona dove mi aspetta un cambio direzione Trento.

Qui inizia il mio viaggio sulla Ciclabile del Sole in direzione Bolzano, questo prima parte del viaggio a tratti noioso mi ha permesso di scaldare le gambe e rilassarmi. Ho pranzato a metà strada, montato l’amaca, riposato un oretta e letto un pò per poi ripartire vero le 15.

Arriv0 a Bolzano decisamente in anticipo, quindi mi rilasso in un parco, mangio un buon panino stile street food in attesa di partecipare alla bikenight Bolzano Villabassa.

L’evento è organizzato da Witoor, un’associazione sportiva e un gruppo di lavoro specializzato in cicloturismo e organizzazione di eventi ciclistici, formato da persone appassionate di bicicletta.

Ore 24:00 si parte, 105 km in notturna con 1300 mt di dislivello positivo, la prima parte è stata semplice, si riusciva a viaggiare in gruppo e trovare il tempo per recuperare, superato Brunico, la salita ha iniziato a farsi sentire.

È stato molto suggestivo ritrovarsi a pedalare di notte al buio in luoghi sconosciuti, dove l’unico incontro che puoi fare sono tre Caprioli o altri ciclisti.

Galleria Ciclabile, ex ferrovia

Sono arrivato alle 7.30 del mattina dopo aver ammirato l’alba che dava il buongiorno ai monti e ti scaldava l’animo.

Approfitto della possibilità di fare una doccia e rifocillarsi e alle 10:00 circa riparto direzione Cortina, seguendo la ciclabile delle Dolomiti, percorso stupendo e unico, mi mancano gli ultimi 300 metri di salita…che fatica…avevo le gambe a pezzi e tanto sonno. Arrivati ai piedi delle Tre cime mi stendo su una panchina e faccio un riposino di 40 minuti, mi addormento senza nemmeno accorgermene.

Lago di Dobbiaca

Finalmente raggiungo il passo di Cimabanche, la salita è finita e decido di mangiare uno Strudel e bere una birra, per sciogliere i pensieri e la fatica. Riparto finalmente in discesa, semplice e allo stesso tempo spettacolare, tutta su sterrato ben battuto, circondata dalle più belle cime dolomitiche. Arrivati a Cortina pranzo con un vecchio amico di Brindisi e alla 14:00 riparto verso il Cadore, strada tutta in discesa…magari se non ci fosse stato il vento contrario sarei arrivato in tempo per il treno della 15.30. Mangio un ottimo gelato a Calalzo di Cadore faccio un altro riposino e alle 18:00 sono sul diretto che mi porterà a Padova.

Esperienza fantastica, soprattutto la Bikenight, Witoor ne organizza 6 in giro per l’Italia, vi invito a vedere il calendario.

Grazie

In particolare a:

@La mia compagna perché mi sopporta
@Witoot per l’organizzazione e le foto

Foto scattate con Fujifilm X-T1 Obiettivo 15/45

Giro del Garda

Strada del Ponale

Quasi 32 ore, per affrontare con una MTB in stile bikepacking i 170 Km che costeggiano il lago di Garda. Il tutto è iniziato circa un mese fa, internet (maledetto), visto il mio forte interesse per la Moutnain bike, mi ha fatto conoscere questo sport e mi son detto perché non provare?

Ho iniziato a pensare ad un percorso nelle vicinanze ed alla mia portata. E così ho scoperto che @mauriziodeflorian_nonnocarb (che ringrazio) organizza il Gran giro del Garda e gli ho chiesto se poteva condividermi la traccia per prendere spunto. Dopo aver visto un po’ di video, letto qualche articolo, programmato l’alimentazione e preparato la mia Bici, una specialized rockhopper pro, potevo partire.

Assetto bikepacking

E così parto alle 7.20 da Padova in treno e complice un guasto tecnico perdo la coincidenza a Verona arrivo a Desenzano del Garda Venerdì Mattina alle 10.30 circa con equipaggiamento e viveri per due giorni e l’obiettivo di passare la prima notte a 1200 metri in una Baita Bivacco.

I primi 25 Km sono stati i più complicati. Al 25imo un po’ sconfortato e con il presentimento di aver esagerato e sovrastimato la tabella di marcia, dopo una breve sosta alla Chiesetta di San Giorgio mi fermo e pranzo in un area attrezzata con vista lago, vicino a San Felice del Benaco.

Ritrovo l’entusiasmo e le energie e, una volta ripartito, in men che non si dica percorro la pista ciclabile da Salò a Gargnano approfitto per scattare alcune foto e bere un caffè a Bogliacciao.

Inizia quindi il tratto più duro: due lunghe salite che mi porteranno al Bivacco. Un bellissimo tramonto infuoca le cime e all’imbrunire mi fermo per un ottima cena a base di carboidrati presso la malga ‘Alpe del Garda’.

Monte Baldo acceso dalle luci del tramonto

200 grammi di penne al pomodoro e una pausa di un ora mi hanno aiutato a ricaricare le batterie per l’ultima salita da Vesio a Passo Nota (quelli della malga non ci credevano 😅). La luna, quasi piena, illumina i 16 tornanti ed in cima una leggera foschia rende il tutto molto spettrale.

A poco meno di 13 ore dalla mia partenza eccomi in arrivo alla Baita Segala. Mi pervade un sentimento di serenità e felicità: accendo il camino, mi scaldo, bevo un grappino, gonfio il materasso, mi rilasso e mi addormento.

Alle 5.50 complice il fresco mi sveglio e riaccendo il camino, preparo un caffè e scaldo un pezzo di strudel comprato la sera prima.  Con molta calma mi preparo per ripartire, scatto diverse foto e ritorno in sella con l’alba all’orizzonte. Mi aspetta una discesa STUPENDA (sentiero MTB 733 – mi prometto di  rifarla con la bici da Enduro). Arrivato a Pregasina faccio la seconda colazione: caffè e torta di mele fatta in casa…che goduria. Riprendo la marcia sulla bellissima strada del Ponale che mi porta giù a Riva del Garda.

Non proseguo sulla traccia che prevedeva di passare per il lago di Tenno e di Cavedine e proseguo dritto verso Torbole. Arrivo a Malcesine tramite la ciclabile prima e la statale dopo. Questo è decisamente il tratto più noioso.

Decido quindi di fermarmi per un ristoro a Malcesine nella Zona di atterraggio Parapendio e, complice un bel sole, passo una mezz’oretta di relax ammirando gli atterraggi dei piloti e ascoltando canzoni italiane degli anni 70/80.

Vista da Torbole

Arrivati a Magugnano si riparte in salita. Prima tappa Campo: bellissimo e caratteristico borgo raggiungibile solo a piedi, dove incontro un nutrito gruppo con MTB elettriche e penso a quanto si divertiranno in discesa 😜.

Proseguo su sentieri, mulattiere e asfalto fino a San Zeno di Montagna dove, con vista lago, pranzo con un buon piatto di spaghetti al pomodoro ed una insalata verde. Sognando una birra fresca riparto verso Garda dove termina quasi tutto il dislivello.

Il Tour prosegue lungo il lago passando per Lazise e Peschiera del Garda dove controllo gli orari dei treni e decido di accelerare per lo sprint finale. Arrivo a Desenzano in tempo per il treno delle 17.48.

In attesa del treno di rientro

Grazie

In particolare a:

@La mia compagna perché mi sopporta
@Gran giro del Garda per la traccia
@Nutrizione Sana (Dott.ssa Francesca Ballin)  per il piano alimentare
@Bikepacking.It (Dott. Andrea Pizza per i consigli alimentari)
@Valeria Piazza per le correzioni ortografiche

Foto scattate con Fujifilm X-T1 Obiettivo 15/45